Dioniso e i pirati

 

Il saggio e giocondo dio Dionisio, detto anche Bacco, un giorno volle assumere sembianze umane: si trasformò in un bellissimo ragazzo, riccamente vestito e andò sulla spiaggia del mare dove restò assorto a guardare l’orizzonte. Proprio in quel momento passava al largo una nave di pirati, che correva il mare in cerca di prede. Quando gli uomini videro il bel giovinetto così elegante, se lo indicarono l’un l’altro.

 

- Catturiamolo – disse il capitano. – Lo porteremo lontano da qui, a Cipro, e se appartiene a famiglia ricca, come sembra, dovrà pagare un pingue riscatto, per riavere la libertà.

 

I pirati allora si calarono in mare, raggiunsero la spiaggia e si gettarono sul dio, che non oppose resistenza. Portato a bordo, il prigioniero fu legato con corde di canapa resistentissime, mentre la nave prendeva il largo. Ma il marinaio più vecchio e più abile aveva appena intrecciato intorno ai polsi e alle caviglie del ragazzo i suoi complicatissimi nodi, che Dionisio scosse leggermente le mani: i nodi si sciolsero e le corde scivolarono a terra. Il pilota, vedendo ciò, gridò:

 

- Amici! Non sfidate gli dei! Questo giovane non è un uomo come noi, perché nessuno di noi avrebbe saputo sciogliere in modo simile nodi come quelli! Forse si tratta di un dio! Liberatelo dunque, e rispettatelo!

 

- Lo libereremo, ma soltanto quando avremo in tasca il riscatto – rispose sghignazzando il capitano. – Egli ha sciolto i nodi non per prodigio, ma con un po’ di abilità.

 

Anche gli altri marinai sghignazzavano e tornarono alle loro occupazioni. La nave continuò il viaggio verso Cipro, mentre il giovane se ne stava tranquillamente appoggiato all’albero maestro. Ed ecco verificarsi un altro prodigio: da prua a poppa incominciò a scorrere improvvisamente sul ponte un ruscelletto di vino aromatico e spumeggiante. Sentendo il profumo, i marinai si volsero e rimasero pietrificati il giovane prigioniero rideva di cuore. Poi girò lentamente lo sguardo luminoso su tutta la nave, e ogni cosa si trasformò: le gomene e il sartiame divennero tralci di vite; le carrucole e gli uncini si trasformarono in turgidi grappoli maturi; le vele diventarono pergolati di foglie; i pampini si attaccarono dappertutto. 

 

I marinai si strinsero sgomenti intorno al pilota, ma in quell’istante il dio si mutò in un gigantesco leone che avanzò ruggendo a fauci spalancate. Terrorizzati, gli uomini fuggirono verso poppa, ma laggiù li aspettava un’orsa dai terribili unghioni e dai denti aguzzi. I marinai, presi in trappola fra il leone e l’orsa, si gettarono in mare. Subito si trasformarono in delfini dai corpi argenti e si misero a guizzare davanti alla nave. Nel frattempo la nave aveva ripreso il suo aspetto consueto. E a bordo non rimasero che il pilota, quasi tramortito, e il giovane dio.

 

- Vattene in pace con la tua nave – disse il dio ridendo. – Io sono Dionisio e tu mi sei caro perché sai rispettare gli dei.

 

Bacco tornò nell’Olimpo, e il pilota restò padrone della nave, che veleggiava tra una torma di argentei delfini, guizzanti in fuga davanti alla sua prua.