Commento ad un articolo di Repubblica (Davide Quinci)

Sfogliando “la Repubblica” di sabato 1 novembre, incontro un articolo intitolato “Matematica in cinese giochi, teatro e cucina ecco l’asilo del futuro per bimbi-manager”. Interessato, lo leggo con molta curiosità. Si racconta di alcune scuole dell’infanzia, sparse per l’Italia, in cui vengono proposti dei percorsi stimolanti nei quali la realtà del mondo “di fuori”, quello perlomeno descritto da alcuni adulti, entra e orienta le attività.

Così, ad esempio, le lingue straniere sono in prima linea: e non ci sarebbe niente di male. Infatti, cosa c’è di male nell’esperire suoni e sonorità “altre”? Nulla. Quella che mi colpisce, è la motivazione nella scelta delle lingue. Si scelgono il portoghese, il cinese, il russo perché parlate dalle economie emergenti. Non si tratta di offrire un’esperienza con linguaggi diversi per allargare la gamma dei suoni e poter giocare con le possibilità del linguaggio. Si tratta di insegnare quelle lingue che saranno utili da “grandi” nel rapportarsi, nel mondo del lavoro, con quei popoli. Purtroppo. Forse sono un po’ romantico ma credo che sia un tantino presto per un bambino di 3 o 4 anni avere questi obiettivi.

Comunque procedo nella lettura : “ Gruppo Mirò ( i più piccoli nemmeno tre anni), tutti al piano cortile” fa la maestra. Sotto con le lezioni su storia e cultura ( cucina compresa) dei Paesi del G 20. A Bergamo…”c’è un asilo dove si studia da manager. Un viaggio nel futuro per bambini da 3 a 6 anni. Allievi formato worldwide allevati a colpi di idiomi, calcoli algebrici..”. L’autore dell’articolo è entusiasta e prosegue nella descrizione di altre realtà , ma io mi fermo qui nella descrizione di questo “pezzo” poiché mi sembrano brani sufficientemente espliciti.

Sono perplesso e basito. Credo fermamente che se noi adulti abbiamo un dovere nei confronti dei bambini ,questo sia quello di rispondere alle necessità, materiali e spirituali, dei nostri bambini. Dobbiamo chiederci, sempre: a cosa rispondiamo offrendo questo, oppure quello ai nostri bambini? Ad una loro od ad una nostra esigenza? La necessità si misura al presente e non al futuro se vogliamo che gli adulti del futuro non siano costretti a tornare nel passato per ricostruirlo…magari con l’aiuto di un terapeuta.

Voglio credere in un altro asilo, in un asilo in cui salire su un albero sia concesso perché è bello e per nessun altro motivo. Voglio credere in un asilo in cui un bambino possa essere in grado di scegliere , perché ne ha il diritto. Non credo che decidere oggi se nostro figlio sarà un manager ( ma anche un avvocato o un falegname) possa permetterlo.

L’articolo termina con questa chiusa: Piccoli talenti da manager crescono.

Incredulo e triste ho chiuso il giornale e ho deciso di scrivere qualcosa.


A SEGUIRE L'ARTICO SOPRACITATO.

Matematica in cinese, giochi, teatro e cucina ecco l'asilo del futuro per bimbi-manager

DAL NOSTRO INVIATO

BERGAMO .

Matematica? Certo, in cinese. «Il calcolo mentale più veloce del mondo. E poi è con la Cina, domani, che faremo i conti ». I numeri corrispondono alle parole e le parole stanno al debutto di una storia. Infatti qui il cinese te lo insegnano a 3 anni, e anche il portoghese, e il russo, e ovviamente l'inglese che ormai è lingua madre quanto l'italiano e dunque, per la festa d'autunno, i bambini recitano davanti ai genitori Le Foglie morte di Carducci in versione triband: italiano, inglese, cinese. Poi arriverà anche l'indiano: a quel punto la babele linguistica del Bric (Brasile-Russia-India-Cina) sarà completa.

«Gruppo Mirò! (i più piccoli, nemmeno 3 anni, ndr) Tutti al piano cortile... «, fa la maestra. Sotto con le lezioni su storia e cultura (cucina compresa) dei «Paesi del G20». Ogni nazione la sua bandiera fatta a mano dagli alunni e appesa alle pareti accanto alla lavagna digitale dove, a seconda del programma, scorrono ideogrammi orientali, immagini di quadri espressionisti, testi di Chico Buarque, una ricetta di Singapore. «Quando vanno a Parigi o Londra — dice Cecilia Arnoldi, per tutti "Cilly", fondatrice e anima del "Circolo" — i bambini chiedono ai genitori di portarli alle mostre anziché al luna- park! Per noi sono soddisfazioni ».

A Bergamo c'è un asilo dove si studia da manager. Un viaggio nel futuro per bambini da 3 a 6 anni. Allievi formato worldwide allevati a colpi di idiomi, calcoli algebrici, Chagall e Van Gogh, cibi del mondo, laboratori del tipo che, prima di prendere in mano l'Ipad, agli scolaretti viene insegnato (anche) a mungere una mucca o a non cadere sugli sci. Tutto in giardino. «Il contadino o il maestro di sci sono utili quanto il linguista o il pedagogo. Se girerai il mondo devi iniziare a conoscerlo ». Benvenuti al "Circolo dei Bambini": la scuola, una delle materne italiane più all'avanguardia (le altre sono concentrate tra Emilia-Romagna e Trentino), è una specie di centro sperimentale permanente. «Il nostro metodo? Insegniamo ai bambini a volersi bene», stringe Cilly.

Forse il menù per una buona crescita passa anche da qui: il bambino forgiato come un globetrotter . «Per una settimana al mese mangiano etnico: giapponese, cinese, russo, brasiliano, africano. Si abituano a non avere barriere. Ma restando ancorati alle basi». La lingua italiana, certo «rimane l'architrave», ma non è un caso che le altre lingue insegnate, un po' per gioco e un po' no, agli alunni del "Circolo" — salopette jeans e felpa rossa, così dal 1971 — siano, oltre all'inglese, quelle dei Paesi in crescita. «Abbiamo iniziato col portoghese, poi russo, cinese. L'indiano? Solo se ci restituiscono i Marò... », scherza Arnoldi mentre organizza la gita alla mostra di Chagall al Palazzo Reale di Milano. «Quest'anno riproduciamo i quadri degli espressionisti. Maestre e alunni insieme. Li abbiniamo alla musica. I bimbi riconoscono un quadro da un pezzo musicale ».

Si viaggia intorno a un'ideachiave: l'adulto "compiuto", magari affermato professionista, avvocato o chirurgo, imprenditore o artigiano, non può non avere masticato un po' di mondo fin da piccolo. E il mondo in questa villetta tappezzata di colori e circondata da querce e abeti, un luogo immaginifico che ricorda, se è possibile immaginarsela, una placenta materna, è fatto di lettura, arte, musica. «Il mondo del Circolo ruota intorno alla contaminazione tra culture e alla velocità scaturita dalla lentezza». 22 insegnanti per 100 alunni.

Ma chi sono i "circolini"? I bergamaschi fanno della riservatezza una regola. Impossibile convincere Cilly Arnoldi ad aprire gli annali con il registro degli iscritti. «Conta la persona, non i nomi». Ma la città è piccola e i nomi li porta il vento. Pesenti, Bombassei, Pigna, Zanetti (UBI Banca), Radici, Percassi, Gavazzeni. Tra i tanti. Generazioni di famiglie dell'imprenditoria bergamasca nota nel mondo sono passate e passano di qui. La retta? 630 euro al mese. Un investimento per la formazione del futuro manager. Da quest'anno il "Circolo" raddoppia con le elementari: "iSchool". Pareva strano non saltasse fuori il fortunato suffisso ("i") con cui Steve Jobs ha battezzato le sue creazioni.

Ma le scuole per l'infanzia si adeguano e si lanciano oltre. Alla "Segantini" di Arco di Trento hanno introdotto i-Theatre: un nuovo sistema interattivo per l'invenzione narrativa di storie multimediali: una valigia-carretto simile a quella dei vecchi cantastorie di strada. In legno, ma avveniristico. Alla scuola materna di Novi Ligure le lezioni si fanno sui tablet. E l'ultima novità arriva da San Giovanni d'Asso, paesino al centro delle Crete Senesi: lezioni di robotica per bambini. Robot teleguidati a fini didattici. Ma il problema rimangono gli spazi. In Svezia l'hanno risolto tirando giù i muri, fisici e mentali. La scuola senza pareti e senza classi si chiama "Telefonplan", a Stoccolma. I bambini imparano a occupare liberamente gli spazi, a organizzarli e gestirli. Piccoli talenti da manager crescono.

 

Paolo Berizzi 01 novembre 2014 sez.

Scrivi commento

Commenti: 5
  • #1

    giulia (lunedì, 03 novembre 2014 22:15)

    Bravo Davide.. Condivido il tuo pensiero e il tuo spirito poetico!

  • #2

    Vale (lunedì, 03 novembre 2014 23:46)

    Certi articoli sono di una tristezza infinita. I bambini non sono (per fortuna) piccoli adulti ma ahimè molti educatori e/o genitori spesso lo dimenticano. C'è un tempo per ogni cosa..ogni cosa. Grazie Davide.

  • #3

    Franz (martedì, 04 novembre 2014 20:08)

    Ad un progetto educativo come questo non si può che rispondere con un sonoro pappappero!

  • #4

    Cristina (venerdì, 07 novembre 2014 22:18)

    beh, diciamo che se lì si forma la classe dirigente, qui si forma una sana opposizione... Scherzi a parte credo fermamente che tutti i bambini abbiano diritto a vivere quel breve momento che è l'infanzia nella dimensione incantata che le compete, senza motivazioni ma solo perché è bello, come dici tu.
    Con affetto e nostalgia

  • #5

    Sara (domenica, 30 novembre 2014 00:11)

    Sono per una "Slow Education" e con questo senza voler attribuire a questo termine un significato di rallentamento sia nell'apprendimento, che nell'esperienza educativa e cognitiva di ciascun bambino di Corte.
    Siamo al paradosso e questo articolo sconcerta per come la schizofrenia del mondo adulto non essendo in grado di dominare le proprie debolezze e fragilità, cerchi un successo tutto narcisistico pianificando i sogni e le scelte di chi ancora non ha gli strumenti per opporsi.
    Abbiamo ancora molto da fare...!
    Condivido il sentimento di Franz!!!